Ogni Olimpiade porta con sé simboli e riti che ne esprimono l’essenza più profonda. Tra questi, uno dei momenti più solenni e attesi è la sfilata della delegazione nazionale durante la cerimonia di apertura, con il portabandiera che guida la squadra azzurra davanti agli occhi del mondo. Ma come viene scelto il portabandiera dell’Italia per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026?
Un onore che vale una carriera
Essere portabandiera non è solo un incarico cerimoniale: è il riconoscimento di una carriera esemplare e di valori che incarnano lo spirito olimpico. Tradizionalmente, il ruolo viene affidato ad atleti che hanno scritto pagine importanti dello sport italiano, capaci di rappresentare talento, etica e dedizione.
Il portabandiera diventa così il volto della delegazione: la sua immagine, mentre innalza il tricolore all’interno dello stadio olimpico, rimane per sempre nella memoria collettiva.
Il processo di selezione
La scelta del portabandiera è affidata al CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) per le Olimpiadi e al CIP (Comitato Italiano Paralimpico) per le Paralimpiadi.
Il procedimento prevede diverse fasi:
- Valutazione delle carriere: vengono presi in considerazione gli atleti più rappresentativi, spesso plurimedagliati o con un forte legame simbolico con i Giochi.
- Equilibrio tra discipline: il CONI tende ad alternare sport differenti, per dare visibilità a più settori del movimento olimpico.
- Riconoscimento di valori umani e sportivi: non solo risultati, ma anche fair play, dedizione e capacità di essere ambasciatori dello sport italiano nel mondo.
- Annuncio ufficiale: la decisione finale viene comunicata mesi prima della cerimonia, in modo da permettere all’atleta di prepararsi al momento simbolico.
Una tradizione che parla al cuore
Negli anni, molti grandi campioni hanno avuto questo privilegio: da Giovanni Pellielo nel tiro a volo, a Federica Pellegrini, icona del nuoto, fino a Jessica Rossi nel tiro a volo e Elia Viviani nel ciclismo, portabandiera a Tokyo 2020.
La tradizione continua anche con Milano Cortina 2026, dove il portabandiera avrà un ruolo ancor più speciale: rappresentare non solo la squadra azzurra, ma anche il ritorno delle Olimpiadi invernali in Italia dopo vent’anni, con la forza di un Paese che unisce Alpi, città e territori in un’unica grande festa.
Olimpiadi Milano Cortina 2026: il valore di un simbolo
La scelta del portabandiera non è solo un premio individuale, ma un atto collettivo di riconoscenza verso un atleta che diventa custode dell’identità nazionale. È un momento che unisce milioni di italiani davanti alla televisione, generando orgoglio e appartenenza.
Quando il 6 febbraio 2026, allo stadio San Siro di Milano, il portabandiera azzurro entrerà nello stadio, non porterà soltanto una bandiera: porterà con sé storie, sacrifici, vittorie e speranze.
I possibili candidati azzurri per Milano Cortina 2026
Sebbene il nome ufficiale non sia ancora stato annunciato, ecco alcuni atleti che potrebbero essere tra i favoriti per questo prestigioso ruolo:
- Gianmarco Tamberi (salto in alto): campione olimpico a Tokyo 2020 e simbolo di resilienza e spettacolo sportivo, amatissimo dal pubblico.
- Sofia Goggia (sci alpino): icona dello sci italiano, già campionessa olimpica e capace di imprese straordinarie sulle piste di discesa libera.
- Federica Brignone (sci alpino): prima italiana a vincere la Coppa del Mondo generale, veterana dello sci e simbolo di continuità.
- Arianna Fontana (short track): leggenda delle Olimpiadi invernali con un palmarès record, vera ambasciatrice dello sport italiano sulla neve e sul ghiaccio.
- Dorothea Wierer (biathlon): una delle biathlete più vincenti di sempre, volto di una disciplina che unisce tecnica e resistenza.
Ognuno di loro rappresenterebbe un pezzo diverso del mosaico sportivo italiano: la spettacolarità dell’atletica, la tradizione dello sci alpino, il coraggio delle discipline sul ghiaccio.




